Entra in un reparto e osserva un macchinario qualunque, dal più piccolo al più costoso. È coperto di sensori: temperatura, pressione, vibrazione, usura. Decine di spie con un solo compito — dire "qui c'è un problema" prima che il problema diventi un guasto.
Ora alza lo sguardo dalla macchina alla persona che quella macchina la usa, la regola e la coordina.
Su di lei, di sensori, non ce n'è nemmeno uno.
È questo il paradosso. Proteggiamo con ossessione ogni ingranaggio e lasciamo senza alcun allarme l'unico elemento che li tiene insieme: chi lavora, chi decide, chi coordina. Il burnout è un rischio occulto — non ha una spia che si accende. Cresce in silenzio e ce ne accorgiamo solo quando è già un guasto: un manager che crolla, un team che si sfalda, una decisione sbagliata al momento sbagliato.
Pensa al manager più bravo che hai. L'instancabile, quello che risponde alle mail a mezzanotte e non delega mai perché "faccio prima io". Sulla carta è il migliore. Nella realtà è un collo di bottiglia che sta per rompersi — e quando si rompe, il problema non resta suo: si moltiplica verso il basso, su tutto il team che dipende dalle sue decisioni. Proprio come per un macchinario, nessuna spia ci aveva avvertito.
Il burnout non è una questione di benessere. E non è una debolezza personale.
È un rischio di sicurezza e di continuità operativa. Un manager in zona critica decide peggio, non delega, microgestisce. Gli errori aumentano, i near-miss salgono, le persone smettono di anticipare e iniziano ad aspettare istruzioni. Semplicemente, per ora, non lo vediamo: non è ancora nei nostri strumenti di controllo.
E qui sta il paradosso. La valutazione del rischio stress lavoro-correlato è un obbligo di legge da oltre quindici anni. Eppure il burnout continua a sfuggire. Perché? Perché la fotografiamo una volta l'anno, in forma collettiva, mentre è un processo individuale che si muove ogni settimana. È come controllare i freni dell'auto guardando una foto scattata a marzo.
Di questo parlo il 15 settembre, al seminario «Il burnout: un problema anche di sicurezza sul lavoro», promosso da Federmanager Valle d'Aosta con Confindustria Valle d'Aosta e Podium Advanced Technologies.
Il mio intervento — «Dalla valutazione del rischio alla gestione organizzativa» — parte esattamente da dove finisce il rischio invisibile: come si rende visibile, misurabile e gestibile. Ti porto un caso concreto (anonimizzato, ricomposto su situazioni reali) in cui tutto era in regola sulla carta… e nulla lo era nei fatti. E ti mostro la soluzione da cui è nato il nostro lavoro sul burnout: mettere i "sensori" dove oggi non ci sono.
Sarà una tavola aperta, non una lezione. Con me un medico del lavoro, RSPP e HSE manager, per costruire insieme il passo che manca: dalla conformità normativa alla cultura organizzativa.
La sicurezza delle persone fa crescere le organizzazioni. Ma solo se smettiamo di trattarla come un adempimento e iniziamo a gestirla come un rischio vero.
Ci vediamo a Pont-Saint-Martin.
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Programma completo, relatori e iscrizione nella pagina dell'evento.
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